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Guida transiberiana per videomaker

L' attrezzatura fotografica (reflex, videocamere e droni)

puo' lavorare correttamente a -40 gradi? Bella domanda!!

Mi accingo a scrivere queste righe per principalmente due motivi.

Il primo perché ho avuto la fortuna/sfortuna di toccare con mano temperature che qui in Italia difficilmente raggiungiamo.

Il secondo è che on line si legge di tutto e il contrario di tutto e quindi chi sono io per non partecipare attivamente a questo forum dell’inutile?!

Fatte le giuste premesse, partiamo con i fatti.

A metà febbraio 2018 son stato in Siberia , per tre giorni e precisamente nello stato della Jacuzia e più specificatamente nella loro capitale Yakutsk a seguito di un runner professionista italiano.

Lo scopo della missione era testare i materiali in vista di un’impresa da effettuare l’anno prossimo. La località e famosa nel mondo perché è la regione più fredda della Terra

Lì le temperature qualche anno fa hanno sfiorato i -70 gradi!!!

Noi in quei tre giorni non abbiamo toccato tali temperature, ma ci siamo assestati tra i -34 e i -42.

Sapendo di dover affrontare temperature di tutto rispetto, avevo cercato online le soluzioni per non “polverizzare” la mia attrezzatura. Ho letto di tutto, e queste son le mie considerazioni alla luce della mia esperienza sul campo

Con me ho portato due corpi macchina molto diversi. Una CANON 7d mark II e una Canon C100 mark II

Questo perché andavo in Siberia sia per testare l’attrezzatura in ambito fotografico che in ambito video

Premetto che per fare questi test, stavamo fuori massimo un’ora. Poi rientravamo per un'altra ora e poi uscivamo e ci spostavamo e cosi via. Non abbiamo mai fatto un’intera giornata in esterna. Questo perché il corpo umano sarebbe in grado di lavorare correttamente a -40.

Il problema più grosso che ho riscontrato è lo shock termico. Fuori le temperature son davvero proibitive, ma all’interno delle case o dei locali pubblici la temperatura è diametralmente opposta. Riscaldamenti molto alti posso realmente “shockare” le macchine. Questo perché le plastiche accumulano molto freddo e una volta all’interno delle strutture il caldo può creare dei problemi notevoli. Di conseguenza la soluzione migliore è far in modo che l’adattamento climatico tra i due opposti mondi sia il più graduale possibile.

Prima di partire avevo comprato una semplice borsa frigo (tipo quelle che si usano per mettere gli alimenti o le bibite in modo mantengano la temperatura) calcolando di usarla prima di entrare al chiuso.

Programmavo di mettere l’attrezzatura fredda lì dentro, entrare all’interno dell’abitazione e poi lasciarla lì per evitare condense, confidando nel graduale rilascio del freddo accumulato. Una volta in loco però ho riscontrato che portarsi sempre dietro questa borsa, risultava poco pratico, rispetto ad un’altra soluzione più pratica, ossia usare la propria giacca come borsa termica.

Il piumino conserva al suo interno il nostro calore per combattere il freddo esterno, e allo stesso modo fa’ con il freddo.

Qualche minuto prima di entrare in albergo, mettevo il corpo macchina sotto la giacca, poi una volta dentro sfilavo la giacca facendo attenzione che la macchina fotografica stesse sempre bella avvolta. Anche dopo parecchi minuti che la giacca era li, all’interno del piumino la reflex rilasciava lentamente il suo freddo accumulato e questo evitava qualsiasi problema alle ottiche e alle plastiche.

Aggiungo che mi ha piacevolmente sorpreso la qualità pazzesca della C100 perché è rimasta accesa ininterrottamente per oltre un’ora a meno 40 e la batteria originale non ha più di tanto sofferto. L’unico problema riscontrato era il pulsante REC che si era bloccato. Essendo la macchina fornita di altri 3 pulsanti per effettuare la medesima operazione, è bastato andare su un altro pulsante per interrompere o avviare la registrazione

Le ottiche che ho portato erano un CANON 70-200 f 2.8 e un CANON EFS 15-85. Entrambe non hanno avuto alcun grosso problema. Ovviamente la condensa molte volte era presente, ma lasciate li a stemperare con calma, l’accumulo di umidità esterna spariva e non ne rimaneva traccia. Fortunatamente internamente alle ottiche non si è mai presentato il problema

Con noi avevamo due droni, un DJI MAVIC PRO e un DJI SPARK

Entrambi hanno funzionato egregiamente. L’unica attenzione che seguivamo era quella di cambiare batteria appena questa scendeva sotto il 50 % per evitare crolli della stessa e di conseguenza blocchi dei motori in volo

Infine posso dire data l’esperienza vissuta che l’attrezzatura elencata si è davvero comportata bene. Forse se fosse rimasta fuori per lungo tempo le cose sarebbero cambiate, ma se gestita in tempi medio brevi, si può lavorare in sicurezza anche a quelle temperature

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